Dal 2 agosto l’AI Act ha i denti: che cosa può fare l’AI Office con i grandi modelli, e che cosa ha già fatto

Quando un comune apre un nuovo varco della ZTL, per qualche settimana c’è il preesercizio: la telecamera è accesa, il cartello è al suo posto, le targhe vengono lette, ma le multe non partono. Poi arriva il giorno in cui partono. Per i modelli di AI per finalità generali (GPAI, general-purpose AI), i grandi modelli su cui si costruiscono chatbot, assistenti e agenti, quel giorno è stato il 2 agosto 2026. Gli obblighi dell’AI Act per chi li sviluppa valevano da un anno; da quest’estate la Commissione europea può anche farli rispettare.

Lo aveva annunciato il 31 luglio un comunicato: dal 2 agosto l’AI Office, l’ufficio della Commissione dedicato all’intelligenza artificiale, comincia a far rispettare il regolamento insieme alle autorità nazionali. Sui modelli la competenza è della sola Commissione, che la affida all’AI Office (articolo 88). La sfasatura era scritta nel testo del 2024: l’articolo 113 applica il capo sui modelli dal 2 agosto 2025, i poteri di indagine e le multe dell’articolo 101 un anno dopo. Nel primo anno, spiegava la Commissione nelle domande e risposte sul codice di buone pratiche, l’AI Office avrebbe collaborato con i fornitori, soprattutto con chi aderisce al codice; dal 2 agosto 2026 avrebbe fatto rispettare pienamente gli obblighi, multe comprese.

Quattro poteri, in ordine di forza

Gli strumenti stanno negli articoli da 89 a 94 e nel 101, e si leggono come una scala.

La scala dell’AI Office sui grandi modelli 1. Il segnale artt. 89 e 90 monitoraggio, reclamo a valle, allerta del panel scientifico 2. La domanda art. 91 documenti e informazioni, con termine e multe indicati 3. L’esame art. 92 accesso via API, codice sorgente, pesi; esperti indipendenti 4. La misura art. 93 attenuare i rischi, limitare, ritirare o richiamare il modello 5. La multa art. 101 fino al 3% del fatturato mondiale o 15 milioni di euro, se superiore fine agosto 2026: prime richieste, oltre 30 aziende Prima di domanda, esame e misura l’AI Office può aprire un «dialogo strutturato» con il fornitore.

  • Chiedere (articolo 91). La Commissione può chiedere al fornitore la documentazione che il regolamento gli impone di tenere (articoli 53 e 55) o «qualsiasi altra informazione supplementare» utile a valutarne la conformità. La richiesta indica base giuridica, scopo, termine e multe. Per la pagina della Commissione sull’esecuzione, nella richiesta semplice si rischia la multa solo per una risposta inesatta o fuorviante; in quella adottata con decisione anche tacendo o rispondendo a metà.
  • Esaminare (articolo 92). Se le informazioni non bastano, o per indagare su un rischio sistemico, l’AI Office può valutare il modello, sentito l’AI Board degli Stati membri, anche tramite esperti indipendenti. Può chiederne l’accesso «attraverso API o altri mezzi e strumenti tecnici adeguati, compreso il codice sorgente». Il regolamento di esecuzione 2026/1755, adottato il 20 luglio e in vigore dal 10 agosto, precisa che l’accesso può arrivare ai pesi e all’infrastruttura che ospita il modello; merita un pezzo a sé.
  • Ordinare (articolo 93). La Commissione può chiedere al fornitore di mettersi in regola (documentazione, diritto d’autore, sintesi dei dati di addestramento); di attenuare i rischi, se una valutazione ha fatto emergere un timore «serio e comprovato» di rischio sistemico; infine di limitarne la messa a disposizione sul mercato, ritirarlo o richiamarlo. Gli impegni offerti dal fornitore possono diventare vincolanti.
  • Multare (articolo 101). Fino al 3% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio precedente o a 15 milioni di euro, «se superiore», per chi, con dolo o per negligenza, viola il regolamento, non risponde a una richiesta o risponde in modo inesatto, incompleto o fuorviante, non rispetta una misura, non dà accesso al modello per una valutazione. Il fornitore ha diritto di replicare alle constatazioni preliminari (almeno 21 giorni, per il regolamento 2026/1755), e la Corte di giustizia dell’Unione può annullare, ridurre o anche aumentare la multa.

A mettere in moto la scala possono essere l’AI Office stesso, con il suo monitoraggio (articolo 89); un fornitore «a valle», che costruisce su un modello altrui, con un reclamo; il panel scientifico, sessanta esperti indipendenti, con una «segnalazione qualificata» (articolo 90). Il comunicato annunciava anche i canali per reclami e segnalazioni protette, e la nomina di Alessandro Abate, dell’Università di Oxford, a consulente scientifico capo dell’AI Office.

Come si valuta la sicurezza di un modello, perché red-teaming ed evals non dimostrano l’assenza di difetti, e come l’AI Act presume il «rischio sistemico» oltre una soglia di calcolo: nel libro, sezioni «Valutare la sicurezza» e «Governance e regolamentazione».

Leggi «Allineamento e governance» nel libro →

Il primo potere, a fine agosto

La notizia l’ha data per prima Euractiv, il 26 agosto. La conferma è arrivata il 29 agosto dalla vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, in un post: dopo «diversi incidenti durante l’estate», l’AI Office ha inviato «formalmente» richieste di informazioni a fornitori di modelli per finalità generali «con sede in diverse regioni del mondo», su tre temi: la sicurezza dei modelli, le valutazioni esterne indipendenti, il monitoraggio dopo l’uscita sul mercato. Altre richieste sono andate a chi non ha pubblicato la sintesi dei dati di addestramento e non ha partecipato ai dialoghi informali. Il 31 agosto il portavoce Thomas Regnier ha dato il numero: oltre trenta aziende, fra cui fornitori dei modelli più avanzati. Le traduzioni sono nostre.

I nomi non sono pubblici. A Euractiv Virkkunen ha detto che l’obiettivo è capire come i laboratori impediscono a persone, o a un’AI, di rubare il modello: la protezione informatica del modello e della sua infrastruttura fisica è un obbligo dei modelli con rischio sistemico (articolo 55). È il più blando dei quattro poteri. Al 24 settembre, nei comunicati della Commissione, non abbiamo trovato procedimenti formali né multe.

Chi ha firmato il codice

Per dimostrare di essere in regola, i fornitori possono aderire al codice di buone pratiche sui modelli per finalità generali, pubblicato il 10 luglio 2025 e giudicato adeguato dalla Commissione e dall’AI Board. Chi non aderisce deve dimostrare «mezzi alternativi adeguati di conformità» (articoli 53 e 55), e gli impegni presi in un codice contano nel calcolo di una multa. L’elenco della Commissione, aggiornato al 31 luglio, conta 21 firmatari, fra cui Amazon, Anthropic, Google, IBM, Microsoft, Mistral AI e OpenAI, e tre aziende italiane: Almawave, Domyn e Fastweb. xAI ha firmato solo il capitolo su sicurezza e protezione. Meta nell’elenco non c’è. I più di 180 firmatari annunciati nello stesso comunicato sono di un altro codice, quello sulla trasparenza dei contenuti generati.

La data che conta per i modelli più vecchi

Un dettaglio del calendario cambia la portata del 2 agosto: i fornitori di modelli immessi sul mercato prima del 2 agosto 2025 hanno tempo fino al 2 agosto 2027 per mettersi in regola (articolo 111, paragrafo 3), come ricordano le linee guida della Commissione: per loro il preesercizio, in un certo senso, continua. L’Omnibus digitale sull’IA, il regolamento 2026/1744, non ha toccato né questi obblighi né queste date; ha invece allargato i poteri dell’AI Office sui sistemi costruiti su un modello dello stesso gruppo e su quelli integrati nelle piattaforme e nei motori di ricerca «molto grandi» del Digital Services Act. Sugli altri sistemi, per trasparenza e divieti, restano competenti le autorità nazionali.

2 ago 2025 obblighi sui modelli GPAI 21 lug 2026 reg. di esecuzione 2026/1755 31 lug 2026 il comunicato sull’avvio 2 ago 2026 poteri di indagine e multe fine ago 2026 prime richieste, oltre trenta aziende 2 ago 2027 termine per i modelli usciti prima del 2 agosto 2025 Asse non in scala.

La scala c’è tutta, e da quasi un mese qualcuno la sale. Le domande vere vengono adesso: quanto saranno complete le risposte, se l’AI Office userà l’accesso diretto ai modelli, se una multa arriverà mai. Per ora la telecamera del varco è accesa e le prime lettere sono partite. Non sono multe: sono domande, con un termine per rispondere. Ma da agosto una risposta sbagliata può costare cara.

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