AlphaGeometry: la macchina che sa dove tracciare la linea giusta

Molti problemi di geometria delle olimpiadi si sbloccano con un'unica idea, tracciare il punto o la linea giusta. AlphaGeometry unisce un motore logico instancabile e un modello linguistico che suggerisce proprio quell'intuizione. Sui problemi delle olimpiadi ne ha risolti 25 su 30.

Chiunque abbia sudato su un problema di geometria conosce quel momento. La figura è lì, ferma, e per quanto la si guardi non ne esce nulla. Poi qualcuno traccia una linea che non c’era — congiunge due punti, disegna una parallela, aggiunge un cerchio — e all’improvviso tutto si incastra: la dimostrazione scivola via da sola. Quella linea in più si chiama costruzione ausiliaria, ed è il punto in cui la geometria smette di essere calcolo e diventa intuizione.

Nel gennaio del 2024, su Nature, un gruppo di Google DeepMind presenta AlphaGeometry: un sistema che affronta i problemi di geometria delle olimpiadi internazionali di matematica e ne risolve 25 su 30, avvicinandosi alla media di chi conquista una medaglia d’oro. La cosa interessante non è tanto il punteggio, quanto come ci arriva: separando il lavoro noioso dalla scintilla creativa, e affidando ciascuno a una macchina diversa.

Due modi di ragionare

Dimostrare un teorema di geometria richiede due capacità molto diverse. La prima è la deduzione paziente: da ciò che sai, ricavare meccanicamente tutte le conseguenze. Se due angoli sono uguali e questi due segmenti pure, allora questi due triangoli sono congruenti, allora quest’altra coppia di lati è uguale, e così via, all’infinito. È un lavoro da contabile: nessuna fantasia, solo regole applicate con precisione.

La seconda capacità è tutt’altra cosa: capire che, per sbloccarsi, bisogna aggiungere alla figura qualcosa che il problema non menzionava. Un punto medio, una perpendicolare, il centro di un cerchio. È un salto, non una deduzione — nessuna regola ti dice quale oggetto inventare, tra gli infiniti possibili. Un contabile, per quanto rapido, non ci arriverà mai. Serve qualcosa che assomiglia all’intuizione.

L’idea di AlphaGeometry è non chiedere a un unico strumento di fare entrambe le cose. Il lavoro da contabile lo dà a un motore simbolico. Il salto creativo lo dà a un modello linguistico. E li fa dialogare.

Il motore instancabile e il suggeritore

Il motore simbolico è un deduttore esaustivo: parte dalle ipotesi del problema e applica le regole della geometria in ogni modo possibile, accumulando tutti i fatti che ne discendono, finché non ne emergono di nuovi. A questo affianca un pezzo di ragionamento algebrico che macina uguaglianze tra angoli e rapporti tra lati. È velocissimo e non sbaglia mai un passaggio, ma ha un tetto: con le sole informazioni di partenza, prima o poi si ferma senza aver raggiunto la tesi.

Qui entra il modello linguistico, un transformer addestrato apposta. Quando il motore si blocca, il modello guarda lo stato del problema e propone una costruzione ausiliaria: «aggiungi il punto medio di questo lato», «traccia questa parallela». È un suggerimento, non una certezza. Ma basta introdurre quel nuovo oggetto perché il motore simbolico riparta, con nuove ipotesi da masticare, e magari stavolta arrivi in fondo. Se non ci arriva, si blocca di nuovo, il modello propone un’altra costruzione, e il ciclo continua.

La divisione dei compiti è netta e onesta. La correttezza è tutta del motore simbolico: ogni dimostrazione è verificabile passo per passo, niente è lasciato alla parola del modello linguistico. La creatività è tutta del modello: indovinare la mossa che sblocca. È come una coppia in cui uno è un calcolatore infallibile ma privo di fantasia, e l’altro ha lampi di intuizione ma va sempre controllato — insieme funzionano.

il problema A B C M costruzione ausiliaria motore simbolico deduce ogni conseguenza modello linguistico suggerisce una costruzione bloccato aggiungi punto tesi raggiunta QED

Il problema entra nel motore simbolico, che deduce tutte le conseguenze finché può. Quando si blocca, il modello linguistico propone una costruzione ausiliaria — qui il punto medio M — e il motore riparte. Il ciclo si ripete fino alla dimostrazione, sempre verificata passo per passo.

Imparare senza maestri umani

Un modello linguistico va addestrato su esempi, e per la geometria olimpica di dimostrazioni scritte da esperti ne esistono poche. Il gruppo di DeepMind aggira l’ostacolo con l’idea più elegante del lavoro: genera i propri dati da zero, senza usare una sola dimostrazione umana.

Il procedimento è quasi paradossale. Si parte da figure geometriche casuali; il motore simbolico deduce tutto ciò che ne discende, sfornando teoremi veri a milioni. Poi, per ciascuno, si ripercorre a ritroso quali passaggi sono stati necessari — e in particolare quali oggetti aggiunti sono serviti a chiudere la dimostrazione. Quegli oggetti diventano l’insegnamento: «in una situazione come questa, la mossa giusta era aggiungere quel punto». Il modello linguistico impara a suggerire proprio quelle mosse, allenandosi su un enorme corpus — dell’ordine dei cento milioni di esempi — che il sistema si è costruito da solo.

È come un allievo che imparasse le aperture degli scacchi non guardando partite di campioni, ma giocando da solo milioni di volte e annotando ogni volta quale mossa iniziale ha portato a un finale vinto. Nessun maestro, solo un motore di verità instancabile che genera lezioni.

25 su 30, e cosa vuol dire davvero

Sul banco di prova — trenta problemi di geometria tratti da olimpiadi recenti, tradotti nel linguaggio formale del sistema — AlphaGeometry ne risolve 25. Per confronto, un metodo automatico classico degli anni Settanta ne risolveva 10, e un modello linguistico generalista come GPT-4, provato sullo stesso insieme, non ne chiude nessuno da solo. La media di un medagliato d’oro alle olimpiadi si aggira intorno ai 26 problemi su 30: AlphaGeometry le si avvicina.

Conviene però leggere il risultato senza gonfiarlo. Il sistema fa una sola cosa: geometria piana euclidea, e per giunta solo la porzione esprimibile nel suo linguaggio formale. I problemi vanno tradotti a mano in quel formalismo prima di essere dati in pasto. Non affronta la teoria dei numeri, non le disuguaglianze, non la combinatoria; non è un matematico, è uno specialista strettissimo. La notizia non è «una macchina ora fa matematica», ma qualcosa di più preciso e più utile: un motore che garantisce la correttezza e una rete neurale che fornisce l’intuizione, cuciti insieme, battono di gran lunga ciascuno dei due preso da solo.

Il paper e chi l’ha scritto

L’articolo si intitola Solving olympiad geometry without human demonstrations, firmato da Trieu H. Trinh, Thang Luong e colleghi di Google DeepMind, pubblicato su Nature nel gennaio del 2024. Il codice e i dati sono stati rilasciati pubblicamente su GitHub, così che la comunità possa verificare e ripartire dal lavoro.

Perché ti riguarda, se non ti interessano né la geometria né le olimpiadi? Perché AlphaGeometry è una risposta concreta a una domanda che ci portiamo dietro da quando esistono i grandi modelli linguistici: come si fa a fidarsi del loro ragionamento? Qui la fiducia non poggia sulla loquacità del modello, ma su un motore che verifica ogni passo. Il modello linguistico serve per la parte in cui è bravo — proporre idee — e non per la parte in cui sbaglia — garantire la verità. È un’architettura del ragionamento che vale la pena tenere a mente ogni volta che si prova a costruire un sistema di cui ci si debba davvero fidare.

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