Il primo IPCEI sull’intelligenza artificiale: 19 Stati, Italia compresa, coordina la Germania. Ora le pre-notifiche a Bruxelles

Chi ha rifatto la facciata di casa con un contributo pubblico conosce la sequenza: prima il progetto, poi la pratica, poi i controlli, e solo alla fine il bonifico. Fra la prima firma e il primo euro passano mesi, e nessun passaggio è una formalità. Il primo grande progetto europeo di aiuti di Stato per l’intelligenza artificiale è appena uscito dalla fase del progetto ed entra in quella della pratica.

Il 16 settembre la Commissione europea ha accolto con favore l’iniziativa di diciannove Stati membri che hanno disegnato insieme, e si preparano a pre-notificare, il primo IPCEI nel campo dell’AI. I diciannove sono Austria, Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Coordina la Germania, il cui ministero dell’Economia e dell’Energia il giorno prima aveva diffuso il manifesto del progetto, firmato per l’Italia dal ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso.

Che cos’è un IPCEI

Nell’Unione europea i soldi pubblici dati a un’impresa sono, in linea di principio, vietati quando falsano la concorrenza: è la disciplina degli aiuti di Stato, che evita che vinca chi ha il governo più generoso. Una delle eccezioni, all’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del Trattato sul funzionamento dell’Unione, riguarda gli aiuti per realizzare un «importante progetto di comune interesse europeo», in sigla IPCEI.

Le condizioni le fissa una comunicazione della Commissione del 2021. Il progetto deve andare oltre lo stato dell’arte e rimediare a un fallimento del mercato: senza aiuto non si farebbe, o si farebbe più in piccolo e più tardi. Deve coinvolgere di norma almeno quattro Stati, prevedere un cofinanziamento significativo delle imprese e avere ricadute oltre i Paesi che pagano. Si finanziano ricerca, sviluppo e «prima applicazione industriale», cioè impianti pilota e dimostratori, non la produzione di massa. Ogni Stato paga le proprie imprese, e l’aiuto si misura sul funding gap, il minimo che rende il progetto sostenibile, con la restituzione di parte degli extraprofitti se le cose vanno meglio del previsto.

L’Italia ne ha già diversi in corso, su batterie, microelettronica, idrogeno, salute e cloud, elencati nella relazione sulla performance 2025 del ministero delle Imprese. Sull’AI è il primo.

A che punto è la pratica

La fase del disegno è chiusa, fatta con l’aiuto dell’IPCEI Design Support Hub, lo sportello con cui dall’aprile 2025 gli uffici della Commissione aiutano gli Stati a preparare notifiche già conformi, per accorciare l’esame. Adesso, scrive la Commissione, undici fra gli Stati che concederanno aiuti ai partecipanti diretti hanno annunciato che a settembre cominceranno a pre-notificare i loro progetti. Quali siano gli undici il comunicato non lo dice: non si sa se l’Italia sia fra questi.

Dopo la pre-notifica, un esame tecnico fatto di chiarimenti e correzioni, vengono la notifica formale e la decisione di autorizzazione, con cui la Commissione fissa l’aiuto massimo per ogni progetto. Una data per la decisione non c’è; il manifesto fissa solo il calendario degli Stati: selezione dei progetti nazionali a settembre 2026, avvio delle pre-notifiche nello stesso mese, e partenza dei progetti selezionati «a proprio rischio» nel primo trimestre del 2027. Tradotto: le imprese selezionate potranno avviare i lavori prima di sapere se, e con quanto, verranno aiutate.

Dal disegno all’autorizzazione: dove siamo nov 2024 9 Stati, Italia compresa, sostengono l’idea 17 dic 2025 avviso del ministero, domande fino al 30 gennaio marzo 2026 matchmaking a Berlino, circa 150 progetti siamo qui 15-16 settembre 2026 manifesto dei 19; 11 Stati annunciano le pre-notifiche 1° trim. 2027 i progetti partono «a proprio rischio» data? notifica e decisione UE Mancano la notifica formale e la decisione della Commissione, che fissa l’aiuto per ogni progetto. Nessuna data annunciata, nessuna cifra complessiva pubblicata.

Non c’è nemmeno una cifra: né la Commissione né il manifesto dicono quanto denaro pubblico metteranno gli Stati, o quante imprese parteciperanno. L’unico numero viene dalla pagina del ministero tedesco: circa 150 progetti preselezionati dagli Stati e invitati il 10 marzo 2026 a Berlino a cercarsi partner in altri Paesi. E un dettaglio di conteggio: nel manifesto l’Ungheria compare fra gli aderenti ma non fra le diciotto firme in calce, e il testo stesso parla di «tutti i diciotto Paesi firmatari»; e il comunicato stampa tedesco, intitolato ai diciannove Stati, ne elenca diciotto.

Che cosa finanzierà

La Commissione parla dell’intero «stack» dell’AI e di servizi di AI decentrati e accessibili in comune. Il manifesto e il comunicato tedesco che lo accompagna elencano componenti di base «sovrane» per addestrare e usare i modelli, modelli fondazionali aperti, tecniche di inferenza e di fine-tuning, soluzioni per settore, efficienza energetica, sistemi di agenti e l’AI offerta come servizio per energia, telecomunicazioni, difesa, finanza e aerospazio.

Il documento più concreto, però, è l’allegato IV dell’avviso del ministero delle Imprese, che riporta il perimetro concordato in Europa. Le aree sono sei:

  • Dati: condivisione protetta, apprendimento federato, dati sintetici.
  • Modelli fondazionali: grandi modelli linguistici e di ragionamento da usare come base comune.
  • Modelli per settore: addestrati anche su tabelle, sensori e serie temporali.
  • Messa in produzione: ottimizzazione dell’inferenza, monitoraggio, costi e impronta di CO₂.
  • Piattaforma aperta: modelli e strumenti riusabili e un’architettura multi-agente, con i protocolli MCP e A2A citati per nome.
  • Servizi e casi d’uso: dall’automotive alla sanità, dalla pubblica amministrazione alla finanza.

L’open source è un principio trasversale, fino all’accesso aperto a pesi e dati di addestramento, ma con una clausola che pesa: «where appropriate», dove opportuno. Il manifesto presenta l’IPCEI come complementare ad altri tre: quello sul cloud approvato nel 2023, quello sulle infrastrutture di calcolo e quello sui semiconduttori avanzati.

La parte italiana

L’Italia era fra i nove Paesi che nel novembre 2024, nel Joint European Forum sugli IPCEI, hanno sostenuto per primi il progetto. L’avviso del 17 dicembre 2025 chiedeva a imprese e organismi di ricerca di manifestare interesse entro il 30 gennaio 2026, con documenti in inglese. Ogni soggetto presenta un solo progetto, perché ogni aiuto va notificato con il progetto di chi lo riceve; chi vuole lavorare in gruppo fa domande separate o costituisce un nuovo soggetto giuridico. Le imprese sono «partecipanti diretti», notificate a Bruxelles; università ed enti di ricerca «partecipanti associati». I soldi arriverebbero dal Fondo IPCEI, a due condizioni: che la Commissione autorizzi gli aiuti e che il progetto sia di rilevante interesse per la filiera nazionale.

Quanti progetti italiani siano stati presentati, quali abbiano superato le due fasi di valutazione del ministero e quanto intenda metterci l’Italia, al 24 settembre non risulta pubblicato: la pagina del ministero sull’IPCEI AI è aggiornata al 18 dicembre 2025. La relazione sulla performance si limita a scrivere che le disponibilità residue del Fondo sono sufficienti a finanziare i nuovi IPCEI, AI compreso, «nel limite degli importi» che usciranno dall’autorizzazione europea.

La posta in gioco sta nel metodo. Un IPCEI scommette sulla federazione: tante imprese, ciascuna con il suo progetto e il suo aiuto nazionale, che insieme dovrebbero fare ciò che nessuna impresa europea fa da sola. È lo stesso strumento usato per le batterie e per la microelettronica, dove i cicli industriali si misurano in anni. Nell’AI un anno è una generazione di modelli, e la pratica ha appena lasciato lo studio del progettista.

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